Educazione Musicale l’apprendimento della musica
Educazione Musicale l’apprendimento della musica

Educazione Musicale l’apprendimento della musica


educazione musicale disciplina scolastica

L’Educazione Musicale è l’insegnamento e l’apprendimento e la pratica di imparare la musica.

La formazione musicale, dalla scuola materna all’istruzione post-secondaria, è considerato una componente fondamentale della cultura e del comportamento umano.


Educazione Musicale


Insegnamento


L’educazione musicale, nell’istruzione primaria o secondaria, tocca tutti i domini dell’apprendimento.

Molti programmi di educazione musicale incorporano l’uso di abilità matematiche, l’uso fluido e la comprensione di una lingua o cultura secondaria.

Le culture di tutto il mondo hanno approcci diversi all’educazione musicale, tuttavia, secondo studi dimostrati, questo aiuta gli studenti a percepire suoni sconosciuti correlati alla lingua parlata dall’ascoltare agli altri suoni a cui sono esposti.

Nelle scuole elementari dei paesi europei, i bambini imparano spesso a suonare strumenti come tastiere o registratori.

Imparano anche a cantare in piccoli cori e conoscere gli elementi della musica e della storia della musica.

Nelle scuole primarie e secondarie, gli studenti possono esibirsi in qualche tipo di gruppo musicale, come un coro, un’orchestrato o una banda scolastica.

In alcune scuole secondarie potrebbero essere disponibili anche ulteriori corsi di musica.

Nelle scuole medie o equivalenti, la musica di solito continua ad essere una parte richiesta del Curriculum scolastico dello studente.

A livello universitario gli studenti, nella maggior parte dei programmi artistici e umanistici, ricevono credito scolastico per corsi di musica.

Le università, inoltre, per la maggior parte, offre anche programmi di laurea in educazione musicale.

Allo stesso modo, nelle università di quasi tutto il mondo, i dipartimenti di educazione musicale supportano anche la ricerca interdisciplinare in settori come:

  • psicologia musicale;
  • storiografia dell’educazione musicale;
  • etnomusicologia educativa;
  • sociomusicologia;
  • filosofia dell’educazione musicale.

L’educazione musicale si svolge anche in contesti individualizzati, di apprendimento a lungo termine e in contesti comunitari.

I musicisti amatoriali e quelli professionisti, generalmente prendono lezioni di musica, brevi sessioni private con un singolo insegnante.

Metodologie di insegnamento


Le strategie didattiche sono determinate dall’insegnante di musica e dal curriculum musicale.

Molti insegnanti, inoltre, si basano su una delle tante metodologie didattiche emerse nelle ultime generazioni e sviluppate durante la seconda metà del XX secolo.

Nel Novecento l’educazione musicale era caratterizzata ad un orientamento pedagogico attivo, in cui il fare musica ha la preminenza sugli apprendimenti teorici.

Questo metodo assume un’importanza centrale il canto, le attività ritmiche e la musica d’insieme.

Questo orientamento accumuna anche i diversi metodi che si sono affermati nella prima metà del secolo ad opera di alcuni musicisti.

Metodi didattici musicali


Metodo Dalcroze


Il metodo Dalcroze, è uno dei numerosi approcci di sviluppo per insegnare musica agli studenti.

Dalcroze è stato sviluppato all’inizio del XX secolo dal musicista ed educatore svizzero Émile Jaques-Dalcroze.

Il metodo è diviso in tre concetti fondamentali: l’uso del solfeggio, l’improvvisazione e l’euritmica.

L’euritmica, indicata a volte anche come Ginnastica ritmica, insegna i concetti di ritmo, struttura ed espressione musicale usando il movimento.

Si concentra sul consentire allo studente di acquisire consapevolezza fisica ed esperienza della musica attraverso un allenamento che coinvolge tutti i sensi.

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Secondo il metodo Dalcroze, la musica è il linguaggio fondamentale del cervello umano e quindi profondamente connesso a ciò che siamo.

Metodo Kodàly


Il metodo Kodàly è un approccio all’educazione musicale sviluppato in Ungheria durante la metà del XX secolo da Zoltàn Kodàly.

L’educatore sottolineò i benefici dell’istruzione fisica e della risposta alla musica, i cui insegnamenti risiedono in un quadro divertente ed educativo su una solida conoscenza musicale di base e dalla notazione musicale verbale e scritta.

Il suo obiettivo era quello di diffondere un amore per la musica nei suoi studenti, e sentiva che era dovere della scuola del bambino fornire questo elemento dell’educazione.

Il metodo Kodàly include: uso delle mani nel solfeggio, notazione musicale stenografica e solmizzazione del ritmo.

Questa metodologia assume molta importanza il repertorio folkloristico, prediligendo all’interno di questo le filastrocche e le canzoni per l’infanzia.

Approccio Orff


L’approccio Orff è un approccio di sviluppo utilizzato nell’educazione musicale.

Esso combina musica, movimenti, dramma e discorso in lezioni simili al mondo del gioco dei bambini.

Ideato da Carl Orff, educatore musicale tedesco, inizia con le innate capacità di uno studente di impegnarsi in forme rudimentali di musica, usando ritmi e melodie di base.

Orff considera tutto il corpo uno strumento percussivo e gli studenti sono portati a sviluppare le loro abilità musicali in un modo parallelo allo sviluppo della musica occidentale.

Sviluppò inoltre uno speciale gruppo di strumenti, tra cui modifiche del glockenspiel, xilofono, metallofono, tamburo e altri strumenti a percussione per soddisfare le esigenze dei corsi.

Gli strumenti di Orff costruiscono abilità motorie, sia visivamente che cinesteticamente, nei bambini più piccoli che potrebbero non avere ancora quelle abilità costruite per altri strumenti.

Metodo Suzuki


Il metodo Suzuki è stato sviluppato da Shinichi Suzuki, musicista e filosofo giapponese, poco dopo la seconda guerra mondiale.

Questo metodo utilizza l’educazione musicale per arricchire la vita e il carattere morale dei suoi studenti.

Il movimento si basa sulla doppia premessa che “tutti i bambini possono essere ben istruiti” nella musica.

Imparare a suonare musica ad alto livello, quindi, comporta anche l’apprendimento di alcuni tratti o virtù caratteriali che rendono l’anima di una persona più bella.

Il metodo principale per raggiungere questo obiettivo, è incentrato sulla creazione dello stesso ambiente per l’apprendimento della musica che una persona ha per imparare la propria lingua madre.

Questo ambiente include: amore, esempi di alta qualità, lode, allenamento a rotazione e ripetizione, e un time-table impostato dalla preparazione allo sviluppo dello studente per imparare una particolare tecnica.

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Altri metodi di apprendimento musicale


Propadeutica musicale


Lo scopo della propadeutica musicale è quello di avvicinare i bambini alla musica in modo graduale.

Allo stesso tempo, questa esperienza formativa, può orientare il bambino allo studio di uno specifico strumento.

E’ il mezzo per guidare il bambino nello sviluppo delle sue abilità attraverso l’educazione musicale.

Il percorso propadeutico ha un approccio ludico alla musica e alle sue componenti fondamentali che si svolge in un gruppo, favorendo lo sviluppo di cooperazione, collaborazione, empatia, emozione e relazione, oltre all’ascolto, all’attenzione e alla concentrazione.

Gli obiettivi principali comprendono:

  • sviluppare l’interesse del bambino per la musica;
  • sviluppare le sue capacità musicali di base;
  • sviluppare le capacità di esprimere e di comunicare le proprie emozioni attraverso la musica.

Il metodo utilizzato nella propadeutica è il gioco, in cui si esperimenta il far musica con la voce e il corpo.

Gli strumenti musicali, inoltre, come legnetti, sonagli, piatti, metallofoni, maracas, tubi sonori e altri piccoli strumenti, stimola la creatività del bambino attraverso l’improvvisazione motivandolo all’apprendimento.

Teoria dell’apprendimento


La teoria dell’apprendimento musicale contiene una serie di teorie di apprendimento che specificano come gli studenti imparano la musica in base alla psicologia comportamentale e cognitiva.

La musicalità viene insegnata attraverso l’ascolto, ascoltare la musica nella mente con comprensione quando il suono non è fisicamente presente.

Esiste anche una teoria dell’apprendimento per neonati e bambini piccoli, in cui vengono delineati i tipi e le fasi dell’udizione preparatoria.

Pedagogia musicale popolare


La pedagogia musicale popolare, o educazione musicale popolare, è uno sviluppo nell’educazione musicale degli anni Sessanta.

Consiste nell’insegnamento sistematico e nell’apprendimento della musica rock e di altre forme di musica popolare, sia all’interno che all’esterno di una classe.

Il metodo tende a enfatizzare l’improvvisazione di gruppo, ed è più comunemente associata alle attività musicali della comunità rispetto ai gruppi musicali scolastici istituzionali.

Solfeggio convenzionale


Il solfeggio convenzionale, influenzato dal metodo Kodàly e dalla teoria dell’apprendimento musicale, consiste nella letteratura musicale della propria cultura.

La musica è vista come separata e più fondamentale della notazione, in dodici fasi di apprendimento.

Gli studenti decodificano e poi creano musica usando sillabe parlate e poi notazione scritta standard.

Educazione musicale in Italia


L’educazione musicale in Italia comprende attività formative sia in ambito scolastico sia in ambito extrascolastico.

Gli interventi previsti nei servizi educativi comprendono: prima infanzia, ordinamenti didattici scuole dell’infanzia, istruzione primaria e secondaria, sistema alta formazione artistica e universitaria.

Le discipline e gli aspetti relativi all’insegnamento e apprendimento della musica includono: pedagogia musicale, psicologia della musica, didattica musicale e antropologia musicale.

Infanzia (asilo)


L’inserimento dell’Educazione musicale nelle scuole dell’infanzia, va dalla ritmica, dalla danza, dall’interpretazione figurativa dell’ascolto, all’esecuzione e all’invenzione di musiche e canti.

Mira a sviluppare la sensibilità musicale nel bambino, a favorire la fruizione nell’ambiente, stimolare e sostenere l’esercizio personale, avvia alla musica d’insieme.

Primaria (elementare)


Nelle scuole elementari l’insegnamento della musica, nel 1955 con le prime riforme scolastiche, era basata solo al canto corale ad alcune attività di ascolto.

Con la dizione Educazione al suono e alla musica, nel 1985 i nuovi programmi hanno chiarito obiettivi formativi dando nuove indicazioni metodologiche.

Nel 2012 le indicazioni nazionali per il curriculo scolastico elementare sono state definitivamente approvate.

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Il fine, per la scuola primaria e secondaria di I grado, ha una prospettiva omogenea con obiettivi e traguardi di competenza distinti.

Secondaria di I grado (medie)


Con la costituzione del 1962 della scuola media unica, gli ordinamenti scolastici italiani hanno una svolta importante nella disciplina dell’Educazione musicale.

Nel 2003 viene rinominata Musica, negli anni successivi l’educazione musicale viene rivalutata fino al 2012 con l’inserimento dei sistemi informatici.

Secondaria di II grado (superiori)


Nelle scuole secondarie di II grado, il programma musicale subisce cambiamenti sin dal dopoguerra fino ad oggi.

Arte e Musica sono discipline presenti nei bienni degli indirizzi classico, linguistico, socio-psicopedagogico e scientifico.

Nel triennio è solo l’indirizzo socio-psicopedagogico ad essere presente Storia della Musica, mentre nel classico e linguistico è una materia opzionale.

Liceo musicale e coreutico


Oltre alle discipline comuni a tutti i licei, al liceo musicale e coreutico esistono discipline specifiche per la sezione musicale.

Il liceo è indirizzato, nelle rispettive sezioni, all’apprendimento tecnico-pratico della musica e della danza e allo studio del loro ruolo nella storia e nella cultura.

Conservatori di musica


I conservatori di musica sono chiamati ora Istituti Superiori per gli Studi Musicale.

Si integrano nel sistema di Alta Formazione Artistica e Musicale, e comprende anche tutti gli Istituti e Accademie artistiche nazionali fino alle Università.

Università


L’Università di Bologna, dagli anni Settanta, pone una maggiore attenzione alle problematiche dell’educazione musicale.

Nel tempo, l’esperimento dell’università bolognese, la disciplina fu introdotta in diversi atenei di tutt’Italia.

Dal 2010, con il nuovo Decreto ministeriale, l’ordinamento e i contenuti dei corsi sono stati ridefiniti, e possono essere attivati dalle università e dai conservatori di musica per la formazione degli insegnanti di discipline musicali nelle scuole secondarie.


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