La Natività di Gesù

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La Natività di Gesù è contenuta nei vangeli secondo Matteo e secondo Luca, è la narrazione della nascita del Cristo secondo le profezie dell’Antico Testamento.

E’ l’interpretazione cristiana nella quale attribuisce la nascita di Gesù da Maria e il concepimento per opera dello Spirito Santo.


La Natività di Gesù: origine e interpretazioni

La Natività di Gesù rappresenta la nascita di Cristo dalla Vergine Maria nell’uso liturgico cristiano, celebrata con la festa del Natale il 25 dicembre di ogni anno.

Nella sua raffigurazione, oltre alle descrizioni di Luca e Matteo e dei Vangeli apocrifi e della Leggenda Aurea, essa viene rappresentata in uno scenario composto da una capanna, o grotta, con il Bambino che giace al centro, nella mangiatoia, fra il bue e l’asinello.

Sia Matteo che Luca collocano la nascita di Gesù a Betlemme, in Giudea, al tempo di re Erode, tuttavia, nonostante i due vangeli siano concordanti su tale evento, differiscono tra loro in diversi particolari della narrazione.

Nell’Antico Testamento infatti, secondo i due racconti, riportano la nascita di Gesù, la predicazione, la sua passione, la morte in croce, la risurrezione e l’ascensione al cielo.

Matteo e Luca, con i rispettivi racconti della nascita di Gesù, sottolineano alcune profezie, o riferimenti, come il concepimento e la nascita a Betlemme.

Il Vangelo secondo Matteo inizia con la genealogia di Gesù, seguito dall’annuncio di un angelo a Giuseppe, sposo di Maria, sull’origine del bambino.

Il Vangelo secondo Luca inizia con l’annunciazione dell’angelo Gabriele a Maria del concepimento per opera dello Spirito Santo di un figlio, il cui nome sarà Gesù.

Nei Vangeli apocrifi la nascita di Gesù è descritta con molti più particolari e aspetti miracolistici, collocandola sempre a Betlemme ma in una grotta anziché una stalla, come suggerito dalla narrazione secondo Luca.

Questo particolare non è descritto nei vangeli canonici ma è diventato, tuttavia, un elemento importante nella rappresentazione del Presepe.

Tale tradizione è confermata nell’architettura della Basilica della Natività a Betlemme, costituita dalla combinazione di due chiese e da una cripta, la grotta della Natività.

Nel Protovangelo di Giacomo, infatti, sono narrati i racconti dell’infanzia di Gesù contenuti nel Vangelo secondo Matteo, e dal censimento secondo il Vangelo di Luca, nel quale colloca la nascita a Betlemme in una grotta e non in una stalla.

  • Nel Protovangelo inoltre vi sono tre episodi importanti:
  • Giuseppe racconta che al momento della nascita il tempo si fermò;
  • Due levatrici chiamate da Giuseppe che arrivano alla grotta dopo la nascita e testimoniano la verginità di Maria;
  • La grotta che fu avvolta da una nube luminosa.

Per quanto riguarda il bue e l’asinello, i quali non sono menzionati nei vangeli, è testimonianza dal Protovangelo di Giacomo.

Nel successivo Vangelo arabo dell’Infanzia, che riprende i racconti dal Protovangelo, si aggiunge anche l’adorazione dei pastori, la circoncisione di Gesù, e la presentazione al Tempio.

Nel tardo Vangelo dello pseudo-Matteo, uno dei vangeli apocrifi, la tradizionale grotta del Provangelo viene armonizzata con quella della stalla dei vangeli canonici:

  • Maria che partorisce il bambino in una grotta;
  • il terzo giorno si trasferisce in una stalla dove sono presenti il bue e l’asinello;
  • l’incontro nel Tempio con Simone e la profetessa Anna otto giorni dopo la nascita in occasione della circoncisione di Gesù.

Il bue e l’asinello, tradizionalmente, sono diventati oggi due elementi ricorrenti importanti nelle rappresentazioni artistiche e del Presepe, ma che tuttavia non vi sono riscontri in altre fonti.

Per quanto riguarda la datazione della nascita, la maggior parte degli studiosi la colloca tra il 7 e il 6 a. C. anziché all’anno 1 a. C.

Come ricorrenza della nascita di Gesù, nell’istituzione formale della festa liturgica del Natale, la Natività è collocata al 25 dicembre, secondo i riscontri documentati a Roma nel 336.


La Natività di Gesù: interpretazione tradizionale

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Storicamente le narrazioni dei vangeli, nonostante le differenze tra il Vangelo di Matteo e il Vangelo di Luca, sembrano essere fondate.

Secondo l’interpretazione tradizionale, anche la stella di Betlemme e la nascita durante il censimento potrebbero essere fondati.

Teologicamente Gesù è nato per volontà di Dio, in lui si manifesta tutta la sua potenza rinnovatrice e quindi fecondatrice dello Spirito Santo.

Egli è il Messia atteso da Israele, viene come salvatore dei peccati e degli emarginati, dei pagani che lo riconosceranno.

Sarà riconosciuto dai pii di Israele ma non dal potere religioso e politico, subirà persecuzioni ma che però non lo fermeranno nella sua missione di salvezza.

Sarà il nuovo soppiantatore e il nuovo Mosè, e realizzerà infine la sua vocazione, cioè di uomo consacrato a Dio.

Il Natale, come festa cristiana, celebra la nascita di Gesù, la Natività, il 25 dicembre ed è intesa come Solennità nella liturgia cristiana.

Tra i costumi del Natale, variabili da paese a paese, sono presenti il Presepe, l’Albero di Natale, la figura di Babbo Natale, il calendario dell’Avvento e lo scambio dei regali.

La ricostruzione figurativa della Natività di Gesù, è una tradizione radicata in Italia risalente dalle rappresentazioni medievali da San Francesco d’Assisi.

Le tradizioni della festa e i simboli ad essa associati, rappresentano il folklore e le celebrazioni sia da un punto di vista sociale che religioso.

Di fatto la rappresentazione scenica della Natività di Gesù Bambino, con il Presepe, è una fra le originalità cristiane perché si comprendesse il luogo dove nacque Gesù.



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