I Diritti delle donne nella storia

Storia donna

Con il termine storia dei diritti delle donne si indica i diritti umani riconosciuti, più o meno, alle donne nei vari periodi storici, assumendo negli anni una posizione sociale e civile indipendente con le proclamazioni dei diritti della donna, rappresentando tutti quei diritti inalienabili che ogni essere umano possiede.

Nelle varie tipologie delle diverse civiltà storiche, il riconoscimento del diritto della donna è dimostrato da prove documentarie delle prime organizzazioni sociali.

In difesa della donna oggi, vi sono le leggi approvate via via in tutela contro discriminazioni e violenza in suffragio della donna stessa, come per l’educazione, l’occupazione, nel diritto penale, diritto di divorzio, e in tutti quei diritti spettanti per diritto in quanto donna.

Donne secondo le civiltà storiche


Il ruolo della donna nell’ebraismo è determinato dalla Bibbia ebraica, dalla Legge Orale, dalla tradizione e da fattori culturali non religiosi, mentre nella Legge religiosa la donna è considerata differentemente a seconda delle varie circostanze sociali e religiosi.


Le donne nell’antico Egitto possedevano uno status che contrastava in modo significativo con la condizione della donna in molti paesi moderni, in quanto occupavano e veniva assegnata loro una fetta di potere sociale, e in alcuni casi anche politico, che non è consentito loro avere in un buon numero di società dell’età contemporanea.

La società egizia riconosceva non l’ugualianza dei sessi ma bensì la complementarità nei compiti a cui erano destinati rispettivamente uomini e donne, e anche se gli uomini e le donne in terra di Egitto avevano poteri tradizionalmente distinti all’interno della società civile, non sussisteva alcuna barriera insormontabile.


Le donne nell’Atene classica erano generalmente tenute di proposito in ruoli per lo più inferiori rispetto a quelli assegnati agli uomini.

Il loro status esatto dipendeva dal fatto che si trattasse di schiave, di appartenenti alla classe dei metici, oppure di donne nate libere, così come anche dall’eventuale attività svolta.

Le stesse donne nate libere tuttavia non sono mai state considerate come veri e propri appartenenti alla cittadinanza, mancandogli sempre del tutto del diritto di voto, ad esempio, e di esprimere la propria libera opinione davanti alle assemblee dello stato greco.


Il ruolo della donna nell’antica Roma era inizialmente simile a quella ateniese, non aveva alcuna voce pubblica né alcun ruolo politico.

Le donne nate libere invece godevano a tutti gli effetti della cittadinanza romana e pertanto potevano ricevere privilegi e protezioni legali le quali però non si estendevano alle non cittadine e alle schiave.

La società romana era fondamentalmente basata sul patriarcato, le donne pertanto non potevano votare, tenere pubbliche funzioni o servire nelle forze armate.


La legislazione della donna nel cristianesimo era basata su quella romana, lo status giuridico portava alla tradizionale restrizione posta nei confronti delle donne in ambito di vita pubblica e la forte ostilità contro le donne indipendenti.

La cultura greca ebbe un’influenza tale che contribuì a costringere gli atteggiamenti autonomi femminili esclusivamente all’ambito domestico e fuori da qualsiasi ambito pubblico.

Il diritto canonico contrastò l’indipendenza femminile prevalente nel tardo diritto romano, includendo l’idea di sottomissione naturale della moglie al marito e l’assoluta obbedienza alla sua volontà.


La storia della donna nell’Islam è definita tanto dai testi islamici, quanto dalla storia e cultura musulmana, in base al Corano le donne sono uguali agli uomini di fronte a Dio.

Le prime riforme dell’Islam per migliorare la condizione femminile si ebbe all’inizio del Medioevo, quando vennero concessi alle donne maggiori diritti matrimoniali, oltre che nel divorzio e di eredità, anche se questi non vennero accordati con uguale status giuridico in occidente se non molti secoli più tardi.


In Europa le leggi ordinarie favorivano gli uomini a scapito delle donne, dando ai primi poteri sostanziali sulla vita, proprietà e il corpo della donna.

Lo stato giuridico delle donne si concentrò intorno al suo stato civile, nel matrimonio infatti la donna aveva limitazioni dell’autonomia femminile.

I costumi, gli status e la pratica, oltre a ridurre i diritti e le libertà fondamentali delle donne, impedirono anche a quelle nubili o vedove di svolgere qualsivoglia funzione pubblica con la giustificazione che avrebbero sempre potuto un giorno sposarsi.


Le donne in Cina furono considerate esseri inferiori, subordinate secondo la legge adottata dal confucianesimo, vigeva la regola “Tre obbedienze e quattro virtù” secondo cui le figlie obbedivano ai padri, le mogli ai mariti e le vedove ai figli.

In Cina le donne non poterono mai ereditare imprese o ricchezze e l’uomo doveva adottare un figlio maschio per tali fini, non poteva divorziare se la donna non avesse avuto una famiglia a cui tornare, o se la famiglia si era arricchita grazie alla dote della moglie.


In Giappone la condizione della donna era migliore rispetto ad altre società, fino al 1333 quando le leggi subirono un cambiamento e le donne persero alcuni diritti come quello di ereditare la terra e nei secoli successivi quando il Paese divenne un patriarcato.

Dopo il 1890 la condizione femminile giuridica e civile peggiorò ulteriormente a causa dei codici di diritto civile e penale basati sui sistemi francesi e tedeschi, migliorando poi in seguito a partire dalla fine della seconda guerra mondiale.


La condizione della donna in India, sociale e civile, nel corso della storia è stato soggetto a molti cambiamenti.

Da una quasi totale pari dignità con gli uomini nei tempi antichi, si è passati attraverso i punti più bassi del periodo medievale.

La storia delle donne in India è stata ricca di avvenimenti, la loro posizione all’interno della società si è via via andata ad aggravarsi, fino ad oggi in cui in tutto il Paese le donne continuano a subire violenze.


Diritti delle Donne

I diritti delle donne è un tema sviluppato giuridicamente sul finire del XVIII secolo grazie alla Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di Olympe de Gouges, attivista e drammaturga francese i cui scritti femministi e abolizionisti ebbero grande risonanza.

Ella si ispirò al modello della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino e della Rivendicazione dei diritti della donna di Mary Wollstonecraft, filosa e scrittrice britannica considerata la fondatrice del femminismo liberale.

A partire dal XIX secolo, attraverso la prima ondata femminista sviluppatasi nel corso del XX secolo, la rivendicazione per le donne dei diritti civili, condizione economica femminile e diritti politici, nonché di un miglioramento della condizione femminile, costituiscono la base del femminismo.

Tali diritti in alcuni paesi sono istituzionalizzati o supportati dalla legge, dall’abitudine locale e dal comportamento, mentre in altri vengono ignorati o soppressi, differenziandosi dalle nozioni più ampie dei diritti umani attraverso le pretese di un giudizio storico e tradizionale inerente all’esercizio di tali diritti a favore degli uomini.



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